Smettiamola di dare TUTTA la colpa agli schermi!
- Mariano Castillo
- 6 ore fa
- Tempo di lettura: 3 min

Qualche giorno fa una mamma mi ha fatto una domanda che, all’apparenza, sembrava semplice:“Perché molti bambini oggi sembrano un po’ goffi nei movimenti… anche quelli che fanno sport?”
Non era una critica. Era una constatazione sincera.
La risposta, però, non è quella che sentiamo più spesso. Non è solo colpa degli schermi, e non è nemmeno vero che i bambini non fanno attività. Oggi molti bambini fanno sport: tennis, calcio, danza, nuoto, ginnastica. Le loro settimane sono spesso piene di impegni organizzati.
Il problema è un altro.
I bambini non giocano più liberamente.
Il gioco libero è quasi scomparso
Una volta succedeva qualcosa di straordinario e molto semplice: i bambini uscivano e si organizzavano da soli. Inventavano giochi, decidevano le regole, litigavano, cambiavano le regole, trovavano compromessi. Usavano quello che avevano intorno: un muro diventava una porta, una linea disegnata a terra diventava un campo, un oggetto qualsiasi diventava una palla.
Nessun adulto spiegava loro cosa fare.
Ed è proprio per questo che imparavano tantissimo.
In quei momenti si sviluppavano coordinazione naturale, equilibrio, percezione dello spazio, capacità di adattarsi agli imprevisti, creatività motoria e autonomia. Era una palestra invisibile, ma potentissima.
E soprattutto era gioco non vigilato.
Oggi il tecnico si trova in una posizione difficilissima
Qui nasce una delle difficoltà più grandi per chi insegna sport oggi.
Un allenatore dovrebbe insegnare la disciplina, sviluppare abilità tecniche e far scoprire il gioco attraverso quello sport. Ma sempre più spesso si trova a dover fare anche un altro lavoro.
Si ritrova a diventare animatore, intrattenitore e organizzatore di giochi generici, perché molti bambini arrivano senza quell’esperienza spontanea che un tempo avevano già costruito da soli.
Così in una o due ore di allenamento settimanale il tecnico deve fare tutto: insegnare tecnica, sviluppare il movimento, creare divertimento e compensare una mancanza di gioco libero.
Il risultato è che il tempo dedicato alla disciplina si diluisce. Non perché il tecnico sbagli, ma perché il contesto è cambiato.
Il rischio bambini specializzati ma incompleti
Stiamo creando bambini che imparano gesti tecnici specifici di uno sport, ma hanno meno esperienze motorie spontanee.
Questo significa che possono saper eseguire un esercizio, ma avere difficoltà quando la situazione diventa imprevedibile.
Il gioco libero sviluppa adattamento, intuizione, reazione immediata e problem solving motorio. Sono qualità che poi rendono migliore anche l’atleta.
È come costruire una casa con un tetto molto sofisticato ma con fondamenta poco solide.
Il gioco libero è sviluppo
Quando un bambino gioca senza istruzioni succede qualcosa di fondamentale: il corpo pensa, la mente inventa soluzioni e il problema diventa una sfida.
Il gioco libero non è solo divertimento. È il primo allenatore invisibile della vita.
Forse il problema non è che i bambini fanno poco
Forse il problema è che fanno troppo di tutto… ma troppo poco da soli.
Le loro giornate sono piene di attività organizzate, ma hanno sempre meno spazio per annoiarsi, inventare giochi, negoziare regole, gestire piccoli conflitti e risolvere problemi senza adulti.
Eppure è proprio lì che nasce l’autonomia.
Forse dobbiamo avere il coraggio di fare meno
Non aggiungere un’altra attività.
A volte serve togliere qualcosa. Lasciare pomeriggi vuoti. Lasciare tempo non programmato. Lasciare bambini che si organizzano tra loro.
Sì, litigheranno. Sì, sbaglieranno. Sì, cadranno.
Ma è esattamente così che crescono.
Lo sport è fondamentale, ma non può sostituire il gioco libero.
Il gioco libero è la base invisibile su cui cresce tutto il resto: movimento, creatività, autonomia e fiducia in sé stessi.
Forse allora la vera domanda non è:“Perché i bambini oggi sono più goffi?”
Forse la domanda giusta è:
Quando è stata l’ultima volta che li abbiamo lasciati giocare davvero?



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